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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Verso una petica dell’esistenza: l’‘umorismo’ di Pirandello

di Enrico Ghidetti
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 49-54

 

1907: Luigi Pirandello, spinto da un’emergenza di carriera – il concorso per accedere al ruolo di professore ordinario presso l’Istituto Superiore di Magistero di Roma – mette mano contraggenio a due libri che appariranno quasi contemporaneamente nel 1908: una raccolta di pagine critiche di diversa data (Arte e scienza, Roma, Modes) e il saggio L’Umorismo (Lanciano, Carabba), ricavato dagli appunti presi a lezione da una solerte allieva.

Il saggio reca una epigrafica dedica – «Alla buon’anima/ di/ Mattia Pascal/ bibliotecario» – che suonava irridente nei confronti del costume accademico del tempo. L’autore dedicava infatti solenne (altro…)

‘Pensare dialetticamente e non dialetticamente a un tempo’. Quindi ‘rompere’ (con) questo stesso tempo

di Paulo Barone
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 205-218

 

  1. Quando si parla di identità (delle opposizioni) si tocca una figura che attraversa da cima a fondo l’intera tradizione culturale. Le variazioni su questo tema sono state molteplici: indistinto momento totale e panico della natura, essere in assoluto, Nulla, unità senza contrasti, fusione confusionale e indifferenziata, Uno fuori da tutto, Uno dentro tutto, en-kai-pan, e così via. Ciò che preme qui sottolineare, però, non è tanto il valore che di volta in volta gli è stato asse gnato in determinate configurazioni – se si sia trattato di un ‘luogo’ da cui fuggire soltanto oppure al quale fare ritorno il più presto possibile, se abbia occupato un posto letterale oppure soltanto metaforico, ecc.. Quanto piuttosto il fatto che l’identità sia stata generalmente trattata dando per scontato che una distanza da essa fosse senz’altro possibile. Ciò che è qui in questione, in altri termini, è che l’identità sia stata per lo più pensata in funzione di un’apertura cui essa avrebbe dato origine, in funzione di un movimento di allontanamento da essa. L’identità rimaneva così localizzata, dando simultaneamente spazio a qualcosa di relativamente altro da lei. In questo senso si è sempre parlato di ‘identità’ e ‘differenza’, di ‘stesso’ e ‘altro’, di ‘uno’ e ‘due’, e quindi di intemporalità e tempo, di inconscio e coscienza, di essenza ed esistenza e via discorrendo. Impossibile, alla fin fine, rinunciare all’uno o all’altro dei due termini messi in coppia. In una simile struttura polare della realtà acquista senso solo ciò che si muove e si mantiene tra i due lembi, che sa passare dall’uno all’altro, senza identificarsi né con l’uno né con l’altro. Non a caso la categoria che ha assunto un peso sempre maggiore è quella della rela­zione: relatività di tutto con tutto.

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Il pozzo e la scala. L’umorismo etico di Wittgenstein

di Luca Lupo
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 55-75

L’inesprimibile (ciò che mi appare pieno di mistero

e che non sono in grado di esprimere)

costituisce forse lo sfondo sul quale

ciò che ho potuto esprimere acquista significato. (altro…)

Da quando gli alberi non rispondono: Platone e Freud

di Carlo Sini
«atque», 27-28, 2003, pp. 7-16

 

 

Non mi sembra interessante leggere Platone alla luce di Freud, e nemmeno utile. Non sono soltanto ovvie ragioni storiografiche e filologiche a distogliermene, ma ragioni ancora più strutturali e profonde, ragioni che cerco ora di riassumere.

Rinvenire in Platone numerose “anticipazioni” delle tesi e dei concetti che la psicoanalisi freudiana ci ha reso familiari è cosa agevole e anche, a prima vista, suggestiva e magari impressionante. Così procedendo, tuttavia, si suggerisce l’idea che la psicologia e l’antropologia freudiane contengano un rapporto di sostanziale vicinanza con la “verità ultima” dell’essere umano: una verità che Platone, (altro…)

Simbolo e linguaggio

di Emilio Garroni
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 21-40

 

Il tema che mi propongo di affrontare in questo breve saggio in onore di Mario Trevi, amico carissimo e studioso di prim’ordine, è un tema, spero, che dovrebbe stargli a cuore, almeno per ciò che vorrei dire, non per ciò che riuscirò effettivamente a dire: il rapporto tra percezione e linguaggio. La percezione sarà considerata qui come facoltà non solo di formare immagini degli oggetti sulla base di sensazioni, ma anche di riconoscerli e interpretarli (questo oggetto e non altri, visto sotto un certo profilo e non un altro), sfruttando l’incompletezza dei dati sensibili e la componente di indeterminazione che è propria della stessa organizzazione di quei dati in immagini interne. In questo senso la percezione sarà riservata agli animali umani, come loro mutazione costitutiva, e (altro…)

Inconscio e conscio in Dostoevskij

di Silvano Tagliagambe
«atque», 27-28, 2003, pp. 17-64

 

1. L”‘uomodel sottosuolo” e la logica a base riflessa

Di Fedor Dostoevskij, Freud se ne occupò nello scritto Dostojewski und die Vatertèitungl che si articola in due parti. Nella prima egli prende in esame, in modo specifico, l’ultimo romanzo del grande scrittore russo e riconducendone l’essenza al complesso edipico lo pone in relazione con altri due capolavori della letteratura mondiale- l’Edipo re di Sofocle e l’Amleto di Shakespeare – che hanno come argomento l’uccisione del padre compiuta dallo stesso protagonista o da altro individuo con cui quest’ultimo di identifica.Nella seconda prende spunto dall’irrefrenabile passione di Dostoevskij (altro…)

Il simbolo: orma del sacro

di Umberto Galimberti
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 41-60

A Mario Trevi, in occasione del suo ottantesimo compleanno,

dedico questo mio contributo sul simbolo,

oggetto delle sue incomparabili e radicali riflessioni.

E questo in segno di riconoscenza per il suo insegnamento (altro…)

Tra Adler e Freud rammentando Jung

di Gian Giacomo Rovera
«atque», 27-28, 2003, pp. 65-80

1. Quando nel 1902 il trentaduenne Adler (1870-1937) incontra il quarantasettenne Freud (1856-1939), Jung (1975-1961) ha ventisette anni e lavora con Bleuler al Burghölzli. In questo clima particolarmente creativo Freud è riconosciuto quale fondatore di una complessa teoria psicologica e psicopatologica, nonché di innovative metodiche psicoterapeutiche. L’originalità del suo pensiero, la ricchezza degli studi e il fascino esercitato dalla persona specie sui giovani colleghi è notevole. Il capostipite della psicoanalisi accomuna discepoli e genera dottrine in qualche modo compatibili fra loro, in quanto hanno una base dinamica comune che si dispiega in molteplici rami del sapere negli aspetti clinici, linguistici, simbolici, relazionali, culturali, artistici.Progressivamente, tuttavia, si (altro…)

Riflessioni sul simbolo in, e oltre, Freud

di Francesco Saverio Trincia
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 61-86

 

Intendo indagare quali siano il significato formale e la funzione del simbolo nella teoria freudiana del sogno. Lo farò nella forma più piana e più ‘ingenua’ possibile, seguendo il duplice criterio di circo scrivere l’esame ad alcune pagine (assumibili, con qualche prudenza, come esemplari nel senso di paradigmatiche) della Interpretazione dei sogni e dunque escludendo programmaticamente il grande numero di luoghi nei quali Freud parla di simboli e ne utilizza il concetto, e, d’altra parte, decidendo di concentrare l’attenzione sull’essenza ideale del simbolo, allo scopo di sottoporre a tensione critica quellà che si mostra con evidenza la sua funzione costitutiva. Questa sembra consistere nel rinvio a quell’altro da sé, cui esso ‘allude’ in virtù della sua strutturale dinamicità (altro…)

L’inconscio è il mondo. Jean-Luc Nancy legge Sigmund Freud

di Federico Leoni
«atque», 27-28, 2003, pp. 81-106

Nancy était un jour tombé en arret,

paralysé d’émotion devant!adite phrase de Freud

“Psyche ist ausgedehnt, weiss nichts davon”

Jacques Derrida (altro…)