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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Tipo
Anno
Fascicolo

Il soggetto tra continuità e discontinuità

di Angiola Iapoce
«atque», 18-19, 1998, pp. 149-164

La proposizione

è un’immagine della realtà

(L. Wittgenstein, 1918)

 

-È come se fossi in piedi, tutta bianca, e improvvisamente, senza poterci fare niente, un peso fortissimo mi spinge giù, mi schiaccia e mi fa diventare tutta nera, e io non ci sono più, la mia mente non c’è più. (altro…)

Il problema della coscienza nella scienza della mente

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 20-21, 1999, pp. 179-190

 

Ancora oggi alcuni studiano soprattutto la capacità di avere sensazioni e intenzioni e quindi ciò che noi chiamiamo “essere coscienti” . Quando parlano del l’esperienza cosciente, si riferiscono al fenomeno per cui la mente (degli esseri umani adulti, ma anche quella dei bambini dotati di linguaggio così come quella dei bambini prelinguistici, qualcuno aggiungerebbe, senza esitazione, quella degli animali domestici e dei computer), è costituita non da uno bensì da innumerevoli, e talora simultanei, stati co scienti qualitativi. Chiamandoli “qualia”, questi stessi pensano infatti a oggetti “ordinari” della mente, per esempio a: colori e odori, sapori e dolori; e an cora, piaceri e emozioni, intenzioni e desideri, speranze e stati d’animo. Come è esperienza di tutti, tali “stati qualitativi di (altro…)

Verso una verità che ci libera dalla dipendenza?

di Sergio Benvenuto
«atque», 18-19, 1998, pp. 165-188

 

  1. Kathy è un’amica cinquantenne di New York che conosco da circa trent’anni. Ogni volta che la rivedo – anche a distanza di anni – le sento raccontare più o meno la stessa storia: che è stata o sta molto male, che vive sola oppure con la madre, e che non riesce mai a sfondare nelle due professioni parallele che da venticinque anni cerca di intraprendere -l’architettura e la psicoanalisi.

Figlia unica di madre nubile, non ha mai conosciuto il padre. Quando a ventidue anni tentò di avere un contatto con lui, la madre glielo proibì drasticamente. La prima vocazione travolgente di Kathy fu l’architettura. A vent’anni lasciò la cittadina della Pennsylvania dove era nata per New York, allo scopo di diventare una grande architetta, e avere molti amanti. Invece a New York fìnì col (altro…)

La incompresa ‘incomprensibilità’ di Karl Jaspers

di Arnaldo Ballerini
«atque», 22, 2000, pp. 7-18

 

Karl Jaspers è lo studioso che ha fondato la psicopatologia fenomenologica (il suo testo principe, la Psicopatologia generale, è del 1913 e via via rielaborato e riedito fino al 1959) sottraendo la psichiatria al mito positivistico di una sua esaustiva risoluzione nell’ambito della patologia cerebrale e ad una sua totale sudditanza alle scienze neuropatologiche, aprendo così la strada per un approccio più propriamente antropologico nello studio delle malattie mentali: “Il fatto che le malattie mentali siano fondamentalmente umane ci obbliga a non vederle come un fenomeno naturale generale, ma come un fenomeno specificamente umano”. (altro…)

Disturbi della personalità e tragedia greca

di Françoise Frontisi Ducroux
«atque», 20-21, 1999, pp. 7-22

 

 

Senza dubbio bisognerebbe cominciare definendo ciò che i Greci in tendevano per personalità, nozione culturale, il cui contenuto, per conseguenza, può variare.

Ci si limiterà qui a ricordare che sebbene le parole ‘persona’ e ‘personalità’ ci vengano dal latino persona, equivalgono al greco prosopon, che significa volto; la nozione di persona, come noi l’intendia mo, è pertanto prodotto dell’Antichità tarda e del Cristianesimo. L’uomo antico, creatura fondamentalmente sociale, si definisce in rapporto alla collettività, attraverso ciò che gli altri conoscono di lui, il suo nome, ilsuo statuto e il suo posto nella società, e il volto che lo identifica. (altro…)

Deliri primari e deliri secondari, e problemi fenomenologici di inquadramento

di Franco Basaglia e Agostino Pirella
«atque», 22, 2000, pp. 19-28

 

 

Nel tentativo di ricercare ciò che può essere considerato “primario” nella strutturazione del delirio, possiamo individuare almeno due esigenze. La prima deriva in modo immediato dal metodo delle scienze biologiche e naturali ed è l’esigenza di chiarire in termini di “spiegazione” meccanica le cause di un evento, le quali, appunto perché cause, non possono non essere precedenti – condizione necessaria anche se non sufficiente – alle conseguenze. Attraverso un la voro di riduzione dal complesso al semplice e dal seguente al precedente si pensa di poter giungere al “primitivo”, a ciò che è sorto “per primo” e che, al meno temporaneamente e in via di ipotesi, possiamo considerare come “inderivabile”. (altro…)

Kant: la malattia mentale come patologia della coscienza

di Fabrizio Desideri
«atque», 20-21, 1999, pp. 23-40

 

1. Basta avere ascoltato con un poco di attenzione la Regina della notte nel Flauto Magico di Mozart, in particolare la penultima scena, per comprendere quanto sia fragile il trionfo illuministico di Sarastro e dei suoi sacerdoti che suggella l’opera. L’ Ewige Nacht (Eterna Notte), la cui sinistra potenza è qui evocata nella cupa tonalità in re minore – la stessa del concerto n. 20 per pianoforte e orchestra (il fa mosissimo k. 466), la stessa del Requiem -inabissan dosi precipitosamente con Monostatos e le tre dame annuncia qui il suo ritorno. Se non nella forma di un principio antiteticamente simmetrico a quello razio nalistico della luce, la Regina della notte mozartiana è destinata a tornare come ombra, come quell’om bra che la ragione alberga in sé: come un altro intimo (altro…)

La categoria jaspersiana della ‘incomprensibilità’ tra dimensione individuale e dimensione sociale

di Antonella Di Ceglie
«atque», 22, 2000, pp. 29-42

  1. Le frontiere della incomprensibilità jaspersiana

Dal tempo della sua fondazione come scienza, e dunque dalla sua liberazione dalla demonologia, la psichiatria si è sempre confrontata con la categoria stupefacente della diversità. L’ottimismo positivista del XIX secolo, se da una parte ha rimosso ogni residuo di soprannaturale dall’evento psicopatologico, dall’altra ha riconosciuto nel mito del cervello malato l’origine fondante di modalità aliene di esistenza estranee al concetto di normalità. Il riconoscimento della devianza psichica come evento di natura ha prodotto una crescente semeiotica dell’alienità volta ad individuare con (altro…)

Razionalità: vincoli a priori e indagini empiriche

di Antonio Rainone
«atque», 18-19, 1998, pp. 51-64

1. Il principio di carità come garanzia dell’ efficacia interpretativa

Negli ultimi anni una parte cospicua dei dibattiti nella filosofia della mente e nella teoria della conoscenza è stata caratterizzata da una tensione fra approcci a priori e approcci empirici al problema della razionalità, fra teorie filosofiche della razionalità e indagini empiriche sui processi logico-inferenziali, sui princìpi che guidano la formazione delle credenze e sulle strategie che orientano l’esecuzione delle azioni. Questa tensione appare tanto più impressionante allorché si osservi come una sua fonte privilegiata sia costituita dagli scritti di uno stesso filosofo, W.V. Quine, che più di (altro…)

Parlando per i nostri Sé

di Nicolas Humphrey e Daniel C. Dennett
«atque», 20-21, 1999, pp. 41-76

Così io recito in un sol personaggio

la parte dimolti: e nessuno contento.

Riccardo II.

 

1. Nei primi anni Sessanta, quando le leggi inglesi permettevano la nudità sul palcoscenico solo ad attori immobili, un padiglione alla Fiera di mezza estate di Cambridge offriva uno spettacolo interes (altro…)