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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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La coscienza nella metapsicologia postmoderna

di Stefano Fissi
«atque», 20-21, 1999, pp. 153-178

 

  1. Crisi della razionalità psicoanalitica e dimensione postmoderna

 

Vi è nella psicologia del profondo una corrente che si dice postmoderna, e come tale mette in discussione i principi di razionalità e di illimitata progressione del sapere dai quali deriva il paradigma psicoanalitico, e tenta un recupero e una riattualizzazione di aspetti precedentemente criticati del passato. Il termine ‘postmoderno’ è ripreso dall’architettura, dove indicava l’opposizione ai valori stilistici del periodo “moderno” (dagli anni Venti agli anni Quaranta), contestandone i principi di razionalità e funzionalità in nome di una più ampia libertà di soluzioni stilistiche; è entrato nella discussione filosofica nel 1979, con la pubblicazione della Condizione postmoderna di ]. F. Lyotard. L’ironia e un rinnovato storicismo eclettico ne sono i tratti salienti, assieme alla tematizzazione (altro…)

Il soggetto tra continuità e discontinuità

di Angiola Iapoce
«atque», 18-19, 1998, pp. 149-164

La proposizione

è un’immagine della realtà

(L. Wittgenstein, 1918)

 

-È come se fossi in piedi, tutta bianca, e improvvisamente, senza poterci fare niente, un peso fortissimo mi spinge giù, mi schiaccia e mi fa diventare tutta nera, e io non ci sono più, la mia mente non c’è più. (altro…)

Il problema della coscienza nella scienza della mente

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 20-21, 1999, pp. 179-190

 

Ancora oggi alcuni studiano soprattutto la capacità di avere sensazioni e intenzioni e quindi ciò che noi chiamiamo “essere coscienti” . Quando parlano del l’esperienza cosciente, si riferiscono al fenomeno per cui la mente (degli esseri umani adulti, ma anche quella dei bambini dotati di linguaggio così come quella dei bambini prelinguistici, qualcuno aggiungerebbe, senza esitazione, quella degli animali domestici e dei computer), è costituita non da uno bensì da innumerevoli, e talora simultanei, stati co scienti qualitativi. Chiamandoli “qualia”, questi stessi pensano infatti a oggetti “ordinari” della mente, per esempio a: colori e odori, sapori e dolori; e an cora, piaceri e emozioni, intenzioni e desideri, speranze e stati d’animo. Come è esperienza di tutti, tali “stati qualitativi di (altro…)

Il conoscere come fare

di Paolo Rossi
«atque», 18-19, 1998, pp. 7-18

Ars simia  naturae

1. Nella cultura filosofica e scientifica del Seicento si fa strada l’affermazione dì una sostanziale non-diversità fra i prodotti dell’arte e quelli della natura. Questa tesi viene contrapposta in modo molto deciso alla tradizionale’ definizione dell’arte che porta a compimento l’opera della natura o la imita nelle sue produzioni. La pretesa dell’arte di raggiungere la perfezione della natura appare – entro la dottrina medievale della imitatio naturae – come un segno di empietà: l’arte è un tentativo di contraffare la natura nei suoi movimenti, le arti meccaniche sono advlterinae per ché prendono a (altro…)

Intervista

di Dieter Henrich
«atque», 16, 1997, pp. 199-216

Professor Henrich, è ampiamente diffusa ormai la definizione di “epoca postmetafisica”; a partire da siffatta descrizione della situazione epocale si ritiene plausibile chiarire quali motivi abbiano condotto alla forma­zione di un pensiero metafisico o postmetafisico, ma questo chiarimento non ha più il significato di riconoscere la peculiare pretesa della creazione metafisica. Anzi, tale prospettiva conduce ad una critica del tema metafisico e all’affermazione che un’esistenza matura dovrebbe farne a meno. Qualche volta Wittgenstein è chiamato come testimone di questa tendenza che considera la metafisica un palliativo e che decide di farne a meno. Rispetto a questa decisione della situazione speculativa come si colloca la Sua filosofia? (altro…)

La verità come efficacia

di Umberto Galimberti
«atque», 18-19, 1998, pp. 19-34

In ogni filosofare non si è trattato per nulla,

fino a oggi, di “verità”, ma di qualcos’altro,

come salute, avvenire, sviluppo, potenza, vita …

F. Nietzsche, La gaia scienza, 1882, (altro…)

Il problema dell’autodeterminazione: Freud, Hegel, Kierkegaard

di Ernst Tugendhat
«atque», 14-15, 1996, pp. 231-260

 

Nella discussione seguita all’ultima lezione si è visto come le mie interpretazioni di Wittgenstein sono ben lontane dall’essere sufficienti per comprendere i predicati-φ. Al termine della lezione avevo accennato al fatto che anche le azioni sono degli stati-φ, e mi era stato chie­ sto come si conciliava questo con il fatto evidente, che si può avere coscienza di fare qualcosa sebbene non la si faccia: ad esempio uno può dire, senza essere insincero, “io sollevo la mia gamba sinistra” e poi constatare che la gamba non si solleva.

Questa obiezione riguarda non solo le azioni, ma anche i movimenti: anche i movimenti di una persona sono stati-φ, se il criterio per definire uno stato-φ è quello che chi si trova in quello stato pos (altro…)

La psicopatologia delle passioni nella medicina antica

di Mario Vegetti
«atque», 17, 1998, pp. 7-20

  1. C’è un dato di fatto in apparenza paradossale. La psicopatologia delle passioni, o invero la psicopatologia nel suo insieme, non costituisce per la medicina antica un campo autonomo di conoscenza e di problematizzazione eziologica, diagnostica e terapeutica. La questione della psicopatologia entra nella medici na molto tardi e, come vedremo, per influenze allogene; certamente, essa è estranea alla prima grande stagione della medicina antica, quella che si suole chiamare tradizionalmente ‘ippocratica’ (fra quinto e quarto secolo avanti Cristo).

Non che, naturalmente, non siano presenti negli scritti ippocratici riferimenti a quadri morbosi a carico delle funzioni mentali, come le ‘freniti’, la mania (follia) o l’epilessia; ma si tratta in ogni caso (altro…)

Verità e pratiche sociali

di Ubaldo Fadini
«atque», 18-19, 1998, pp. 35-50

È stato G. Deleuze a sottolineare come la produzione teorica di Foucault presenti una particolarità molto interessante: quasi tutti i suoi libri contribuiscono alla determinazione di una sorta di archivio, mediante strumenti decisamente originali e creativi, su “oggetti” come l’Ospedale generale nel XVII secolo, sulla clinica nel secolo successivo, sulla prigione nell’Otto cento; sulla soggettività nella Grecia antica e nel cristianesimo. Ma accanto a ciò, si deve prestare grande attenzione alla massa imponente dei colloqui che sempre hanno accompagnato la pubblicazione dei libri, riassumendosi nella dinamica dell’attualizzazione, vale a dire nella domanda su cosa “ne è oggi della follia, della prigione, della sessualità”, sulle “nuove modalità di soggettivazione”, che non sono (altro…)

Coscienza plurale

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 16, 1997, pp. 7-10

Questo fascicolo di «Atque» propone la problematicità di una ricognizione della coscienza: e cioè dei significati di questa parola, e delle teorie e spiegazioni di questo oggetto, all’interno di quei programmi di ricerca sulla mente, che si sono andati moltiplicando nei variegati ambiti della psicologia e della filosofia, e non soltanto in essi (prima fra tutti gli altri, la fisica).

La coscienza, come si sa, era già stata riscoperta come oggetto le gittimo di studio dalle prospettive teoriche sorte in questi anni sessanta, ma ancora oggi – in questa speciale fin de siècle -non è suffi cientemente conosciuta, e da più parti è messa in dubbio la sua esistenza o ci si chiede quale tipo di esistenza attribuirgli (si pensi, tra l’altro, che il termine “coscienza” non esiste in alcune lingue non (altro…)