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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Fascicolo

Immagine metodologica e ‘realtà’ scientifica sulla teoria anarchica della conoscenza

di Luigi Lentini
«atque», 12, 1995, pp. 107-134

La malattia metodologica 

1. In apertura di Contro il metodo Feyerabend, nei panni del filosofo medico che dopo lungo e attento esame ha finalmente scoperto il giusto rimedio per la grave malattia che da tempo affligge il suo pazien te, afferma con tono deciso e un po’ enfatico che l’anarchismo «è senza dubbio una eccellente medicina per l’ epistemologia e per la filosofia della scienza». E subito, quasi a contenere lo stupore che un tale coup de thédtre può legittimamente suscitare, con tono rassicurante soggiunge: «non è difficile trovarne la ragione» . Così, dopo il clamoroso annuncio prende avvio il tentativo, (altro…)

Psicopatologia: realtà di un mito

di Luciano Del Pistoia
«atque», 13, 1996, pp. 121-144

Il problema

Psicopatologia è parola colta – se non quasi esclusivamente specialistica – che denota le manifestazioni patologiche della psiche: umana e non solo umana. Molti ricorderanno infatti uno dei prestigiosi Colloques che Henri Ey organizzava a Bonneval! Il suo titolo era: Psichiatria animale e vi si poneva ap punto la questione dell’esistenza di una psicopatologia delle bestie (A. Brion, H. Ey, 1965).

Il termine non è tuttavia univoco e presenta due accezioni distinte seppure vicine. «Curieusement […] psychopathologie signifìe à la fois le trouble mental étudié et la science qui l’étude» (D. Widloe (altro…)

Dialogo, confutazione, dialettica

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 14-15, 1996, pp. 189-208

Il concetto di dialogo

1. Nella letteratura junghiana, la parola “dialogo” indica la capacità dell’uomo di vivere in relazione con se stesso e con il mondo, in riferimento al fatto che uomo e mondo esistono veramente nella misura in cui sono in relazione tra loro.

Per la maggior parte delle teorizzazioni junghiane, il dialogo è il modo essenziale in cui la psiche viene all’espressione, e quindi il modo più proprio con cui si dà la psicologia – nel suo essere discorso (altro…)

Al limite del rappresentare: nota su immaginazione e coscienza

di Fabrizio Desideri
«atque», 12, 1995, pp. 135-153

In conclusione al libro su L’Imaginairel Jean-Paul Sartre tematizza il rapporto tra coscienza e immaginazione con una radicalità che merita di essere interrogata oltre le implicazioni inerenti alla sua filosofia in generale (quale si disegna ne L’ etre et le néant) e alle sue ricerche precedenti, in particolare a quelle svolte nel saggio su L’imagination. Qui, si ricorderà, Sartre aveva difeso una concezione dinamicamente attiva dell’immagine: un suo carattere psichicamente sintetico che la identifica con “un certo tipo di coscienza”. Secondo tale identificazione l’immagine non si può risolvere né in una copia-segno di qualco sa né in una traccia mnestica di una percezione e ciò appunto in quanto si pone sempre come “coscienza di qualche cosa”, come una sintesi attiva di un mol (altro…)

La perdita del sentimento del Sé. Tra psicopatologia fenomenologica e psicoanalisi

di Giovanni Gozzetti
«atque», 13, 1996, pp. 145-154

Se sia caratterizzante nella melanconia il disturbo dell’umore, pur qualitativamente distinto dalla tristezza, oppure un particolare tipo di non sentire è una questione di un significato psicopatologico molto attuale, come indicato da un recente articolo di Alfred Kraus. A questo interrogativo la prima psicoanalisi di S. Freud e K. Abraham aveva apportato un fondamentale contributo.

Sono convinto che la individuazione nel 1911, da parte di K. Abraham della base personalistica predepressiva, assieme alla perdita del sentimento del Sé nel melanconico messa in luce da Freud nel 1915, col dar voce e corporeità all’Oggetto introiettato, rappresentino due grandi scoperte, non solo per la psicoanalisi, ma anche per la psicopatologia della melanconia. Allora si era cercato di capire (altro…)

Per un concetto formale di libertà

di Andrea Zhok
«atque», 14-15, 1996, pp. 209-230

Poche parole si sono prestate ad usi così difformi ed ambigui quanto iltermine “libertà”. In epoca moderna e contemporanea, sulla scorta dei progressi e successi delle scienze, il termine “libertà” è spesso divenuto voce retorica di protesta contro un quadro ontologico determinato dal potere predittivo della scienza; come tale la libertà ha assunto generalmente un’accezione più delimitata, priva di pretese ontologiche, legata a fattori quali l’autodeterminazione politica o l’interiorità religiosa. Il nostro tentativo nelle seguenti pagine è quello di suggerire, attraverso un sommario confronto con due luoghi critici interni alla scienza, una ricollocazione ontologica della nozione di li bertà, che superi il ghetto politico-religioso in cui frequentemente è costretta, per approdare ad una rinnovata (altro…)

Risposta ‘originale’: vetta ermeneutica del Rorschach

di Federico Barison
«atque», 12, 1995, pp. 154-164

Le risposte originali Rorschach sono emblematiche per l’argomento “creatività Rorschach” che è un argomento molto confusamente e troppo parcamente trattato dai ricercatori Rorschach. Ed è anche per questo che intendo occuparmene qui.

Come è consuetudine dei miei collaboratori e mia, per lo più preferiamo nelle comunicazioni “scientifiche”, e così in questa, accennare appena ai principi filosofici che ispirano le nostre ricerche, cercando di concentrare il nostro interesse e quello dei lettori su ciò che la vivente clinica rivela agli strumenti da noi scelti per l’indagine. A precedenti comunicazioni rimandiamo per la discussione (altro…)

Sulla psicopatologia: caute riflessioni di uno psichiatra che non disdegna la psicoanalisi, di uno psicoanalista che non disdegna la psicopatologia

di Fausto Petrella
«atque», 13, 1996, pp. 155-178

Vorrei prendere l’avvio da un notevole scritto di Gerd Huber e Gisela Gross (1995), che sintetizza i criteri psicopatologici che lihanno guidati nella loro lunga ricerca su ciò che hanno chiamato “sintomi­ base” della schizofrenia, per fare alcune considerazioni generali sullo stato attuale della psicopatologia. Così facendo esprimerò sinteticamente, spero nel modo più esplicito, le mie posizioni odierne verso la psicopatologia, intesa come disciplina fondamentale per la psichiatria, ma rispetto alla quale esiste, ormai da molto tempo, una innegabile situazione di crisi. Tenterò anche di dire in quale senso – sulla scorta di Jaspers – ritengo invece indispensabile la psicopatologia, e per quali ragioni mi appare manifesto un suo deperimento, da considerarsi negativo e preoccupante. Un certo (altro…)

La difesa dell’illusione metafisica: una ‘wagneriana’ risponde a Friedrich Nietzsche

di Giuliano Campioni
«atque», 12, 1995, pp. 165-172

Il terzo volume dell’edizione italiana dell’Epistolario contiene le lettere di Friedrich Nietzsche che vanno dal 1875 al 1879: periodo decisivo per la definitiva conquista della propria identità filosofica che, come tale, trova espressione e consapevole forma di vita:

«ora oso seguire di persona – egli scrive – le orme della saggezza ed essere filosofo io stesso: prima i filosofi li veneravo» (lettera 729, p. 298). L’epistolario, con l’apparato che dà ampiamente conto degli interlocutori e delle testimonianze indirette, aiuta a comprendere il complesso e sofferto periodo di transizione che è percepibile, nei suoi sviluppi e cestire, soprattutto nei frammenti postumi. (altro…)

Nosografia e psicopatologia: un matrimonio impossibile?

di Mario Rossi-Monti e Giovanni Stanghellini
«atque», 13, 1996, pp. 179-194

1. Psicopatologia, semeiotica, nosologia e nosografia 

Il termine psicopatologia ha ormai acquisito un ampio alone semantico tanto da venire spesso usato con differenti significati. In senso più generale con “psicopatologia” si indica la patologia psichica nel suo complesso ed il termine coincide quindi con l’oggetto della psichiatria. Frequentemente viene impiegato per fare riferimento ad una descrizione precisa e minuziosa dei sintomi psichiatrici ed in questa accezione la psicopatologia finisce per coincidere con la semeiotica psichiatrica. Negli Stati Uniti una tradizione che risale a James, Prince e Meyer ha scelto il termine psicopatologia per (altro…)